sabato 24 dicembre 2011

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lunedì 16 giugno 2008

Conferenza programmatica regionale sulle Bande musicali in Puglia




... e pur si muove...
Finalmente qualcosa si muove! Il 14 luglio a Cisternino si muoveranno i primi passi concreti per l'organizzazione di una struttura regionale che possa ridonare vitalità alla Banda Pugliese grazie alla sensibilità dell'Assessorato del diritto allo studio della Regione Puglia, degli Assessorati delle Province di Bari e Brindisi e del Comune di Cisternino.
Una realtà, che pur tra mille difficoltà, è riuscita a rimanere a galla per così tanto tempo! Spero che tutti gli operatori del settore possano partecipare all'incontro formulando, essi stessi, domande e proposte agli ospiti della Conferenza.

Il pomeriggio sarà scandito da due incontri:

  • h.16.00 incontro con i rappresentanti delle Bande Pugliesi per discutere sull'organizzazione di una Federazione Regionale delle Bande
  • h19.00  incontro con i politici locali per discutere su di una proposta di legge e sul futuro delle bande nella nostra regione
Durante la manifestazione saranno esposti gli elaborati del Concorso grafico "Un disegno per la banda" e premiato il vincitore.
Chiunque non potesse partecipare, ma volesse porgere delle domande o richieste particolari agli assessori o all'organizzazione dell'evento, è pregato di contattarmi
via E-mail o tramite cellulare.
Ringrazio anticipatamente tutti coloro che parteciperanno all'evento!
Clicca su "Mappa interattiva" per sapere dove si terrà la Conferenza
Mappa Interattiva

lunedì 12 maggio 2008

Segnalazione di un nuovo sito sulle bande musicali

E' con grande piacere che segnalo a tutti voi della presenza sul WEB di un nuovo sito che si occupa di bande musicali e di tutto ciò che ruota attorno a questa galassia (credo tra i più interessanti):  


Vi consiglio vivamente d visitarlo! E' ricco di notizie ed informazioni sul mondo delle bande in Italia e all'Estero! 

sabato 10 maggio 2008

Master di formazione musicale per i ruoli professionali nell’orchestra di fiati presso il Conservatorio di Vibo Valentia

Negli ultimi tempi ci rendiamo conto di quanto i mezzi d’informazione possano riservare interesse verso le iniziative riguardanti le bande musicali e le proprie attività collaterali (mostre, convegni, corsi,ecc).
Se dovessimo analizzare quale sia il ruolo che questa formazione occupa nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia ci potremmo rendere conto di quanto la banda musicale sia ben radicata nel tessuto sociale e culturale.
In tutto ciò la scuola, ed in particolare i conservatori musicali, devono svolgere un’importante compito di diffusione in quanto imminenti avamposti della cultura musicale territoriale!

Con tale spirito, nell’ambito del “Master di formazione musicale per i ruoli professionali nell’orchestra di fiati”, si sono organizzati presso il Conservatorio “F. Torrefranca” di Vibo Valentia una serie incontri con due personalità imminenti del panorama internazionale della musica per fiati:
Maurizio Billi (Direttore della Banda della Polizia di Stato) e Steven Mead (Solista internazionale di Eufonio).

Il merito di tale iniziativa è legata allo sforzo organizzativo dei tre docenti responsabili del progetto: Donato Semeraro, Riccardo Cirri e Antonio Latorre nonché ai responsabili dell’istituzione musicale calabrese stessa che ha visto coinvolte in primo piano la dott.ssa Luciana Giordano (direttore amministrativo) e Antonella Barbarossa (direttore del Conservatorio).

Il Master è stato frequentato da una schiera ben nutrita di studenti del Conservatorio vibonese ai quali si sono affiancati quelli dei Conservatori di Reggio Calabria, Cosenza e Messina. Accanto ad essi non dobbiamo dimenticare il contributo musicale reso dai componenti della “Calliope Wind Chamber Orchestra” e in particolar modo del suo direttore Danilo Russo.

I corsisti hanno partecipato ai cinque incontri tenutisi dal M° Billi (7 e 8 marzo, 11 e 12 aprile, 3 maggio) nonché a quelli collaterali coordinati dal M° Semeraro e dal M° Cirri.
Sebbene gli studenti abbiano incontrato una serie di difficoltà tecniche e musicali, il corso è stato un’importante momento di impegno di crescita culturale, sociale e musicale.
Lo studio affrontato è stato caratterizzato dalla concertazione e preparazione di importanti (e difficili) brani originali scritti per banda da alcuni dei più rinomati compositori contemporanei!


Tra le iniziative che hanno arricchito l’itinere di tale evento merita la massima considerazione il masterclass tenutosi, per tutti gli strumentisti a fiato, da Steven Mead (a tal proposito si ringrazia la casa costruttrice di strumenti musicali Besson rappresentata, nell’ l’occasione dal Dott. Fabio Pardo).

Le composizioni, eseguite nel corso della serata del 4 maggio presso l’Auditorium “Valentianum” di Vibo Valentia, sono state accolte positivamente da una platea attenta e numerosa quanto varia: non solo vi hanno assistito i parenti dei componenti della banda ma anche una ben nutrita schiera di musicisti che, da più parti, hanno assistito all’evento. (fin anche dalla Sicilia!

Il programma prevedeva l’esibizione di 4 interessanti composizioni (due eseguite con Steven Mead):

• Diagram di André Waignein
• Fulget Dies di Donato Semeraro
• Pantomime di Philip Sparke (solista Steven Mead)
• Hora Staccato di J. Heitfetz (solista Steven Mead)
• 2 bis concessi dal solista

Considerato il successo che tale iniziativa ha riscontrato nell’opinione pubblica (studenti, pubblico presente, istituzioni) ci auguriamo che, in futuro, questo progetto, sia d’auspicio per la formazione di un gruppo stabile che possa operare attivamente.
Una banda musicale, attraverso la quale, parta il riscatto di questo territorio.
Un riscatto all’insegna della cultura: che parta dalla Musica!

venerdì 18 aprile 2008

Appunti di un Master

Lo scorso 10 aprile presso l'Istituto Superiore di Studi Musicali "P.I. Tchaikovsky" di San Mango d'Aquino si è tenuto un Master per ottoni!
L'iniziativa, tesa a promuovere e pubblicizzare la classe di Bassotuba dell'Istituto Musicale ha avuto una discreta partecipazione da parte dei musicisti dell'intero circondario!
Erano rappresentate un pò tutte le province calabre.
Chiunque fosse interessato a ricevere gratuitamente gli appunti del master è pregato di contattarmi

venerdì 28 marzo 2008

Master di Tuba ed Eufonio

L'Istituto Musicale Pareggiato P.I. Tchaikovsky organizza il 10 Aprile 2008 un Master di Bassotuba ed Eufonio (e Flicorno baritono), tenuta dal M° Domenico Zizzi, docente di Bassotuba presso lo stesso Istituto Musicale.

 Il Masterclass si terrà presso l'Istituto Musicale P.I. Tchaikovsky, in via Cesare Pavese 1 - San Mango D'Aquino (CZ)

La partecipazione è aperta a tutti coloro che fossero interessati ad approfondire gli aspetti tecnici ed interpretativi degli ottoni (in particolare Bassotuba, Eufonio e Flicorno Baritono)

Il master è gratuito

A conclusione del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza per tutti i partecipanti che avranno frequentato regolarmente.

L'Istituto Musicale Pareggiato P.I. Tchaikovsky non si assume alcuna responsabilità per eventuali danni a persone o cose di qualsiasi natura che dovessero verificarsi durante e fuori lo svolgimento della Master Class. I partecipanti si assumono tutte le responsabilità per eventuali danni che dovessero arrecare all'Istituto;

La domanda di partecipazione al Master dovrà essere redatta in carta semplice ed inoltrata al numero di fax 0968926839 entro e non oltre giorno 8 Aprile 2008 

E' possibile iscriversi contattando direttamente il docente al numero 3474271570.

Per maggiori informazioni e scheda di iscrizione  cliccate sul link:

http://www.tchaikovsky.it/masterbassotuba.html

Aiutiamo le Bande italiane

Approfitto dell'articolo riportato di seguito, tratto dal Corriere della Sera in data 27 Marzo 2008 a cura di Valerio Cappelli, per appoggiare l'appello del M° Riccardo Muti


IL CASO: IL MAESTRO DIRIGERÀ UN GRUPPO DI GIOVANI MUSICISTI CALABRESI PER LANCIARE L'ALLARME

Riccardo Muti: «Salviamo le bande»

«Tremila complessi sono in crisi e senza soldi Questo è un vero delitto culturale»

ROMA — È la banda il Panda della musica, l'«animale culturale» a rischio estinzione. Le storiche bande di paese, abbandonate dallo Stato, sono allo sbando e potrebbero chiudere. «Chiamiamo le cose come sono: è un delitto culturale», tuona Riccardo Muti. Il 14 giugno, per la prima volta nella sua carriera, al Ravenna Festival dirigerà una banda. Può sembrare una provocazione culturale, in realtà è un modo per richiamare l'attenzione su una realtà liquidata frettolosamente come un genere fuori moda. «Il mio vuole essere un omaggio alla crisi di tutte le bande d'Italia». Con lui risuoneranno gli squilli della banda di Delianuova, 80 ragazzi che suonano nella terra della 'ndrangheta, in provincia di Reggio Calabria; è il piccolo miracolo dell'Aspromonte, dove la musica non arriva. «Le bande rappresentano, per tante città del nostro paese, l'unica occasione di ascoltar musica, spesso gratuitamente». Muti aprirà e chiuderà il concerto, con le Sinfonie di Nabucco e Norma, «per sottolineare a chi di dovere l'importanza assoluta delle bande musicali». Per l'Unità, che alla crisi delle bande ha dedicato un'inchiesta, «chi di dovere » sono le Regioni che hanno il compito di reperire fondi con programmi triennali di intervento.

«DIPENDONO DALL'ASSESSORE DI TURNO» - Ma le 3 mila bande italiane dipendono dalla sensibilità dell'assessore di turno. Servono soldi per l'acquisto degli strumenti, gli spostamenti, i locali per le prove, i corsi di formazione. «Non devono essere istituti assistenziali, chi è responsabile non può alzare le spalle con un vago sorriso ma ha l'obbligo di mantenere in vita queste compagini, dobbiamo dare uno stipendio a chi porta diletto e cultura in posti dove raggiungere un teatro è impossibile». Muti ha già ascoltato i ragazzi dell'Aspromonte quando andò con la sua Orchestra Cherubini a Reggio Calabria: «È un gruppo meraviglioso di strumenti a fiato con una disciplina artistica e umana straordinaria; hanno un portamento che sembrano usciti dai collegi più prestigiosi di Oxford; hanno passione e amore». Si ferma: «Hanno digni-tà». Il maestro ha passato la Pasqua a Molfetta, la sua città, dove ha seguito «le processioni del Sud, quelle dei Misteri, una tradizione centenaria sempre seguita dalle bande. Ho conosciuto fior di strumentisti, che venivano dalle bande ». Muti vuole sciogliere il nodo del disinteresse, il luogo comune delle marcette militari e delle fanfare: «Banda non è sinonimo di qualità inferiore, né di strumenti popolari e di bocca buona con cui ci si può arrangiare. Al contrario, sono strumenti nobili, pensate a Verdi quanto deve alle bande che ascoltava da ragazzo, e che lui usa per annunciare l'arrivo del re Duncano nel Macbeth». E in epoca moderna Stravinskij e Hindemith. «E prima ancora Bellini, Berlioz, Spontini che nel second'atto dell'Agnese di Hohenstaufen usa una banda enorme che fa la funzione dell'organo ed è uno dei momenti sublimi di quell'opera». Ha passato tante serate a sentire le bande, a Lanciano, a Francavilla, a Besana Brianza dove l'hanno fatto cittadino onorario: «Usano strumenti che non ci sono nelle orchestre, le oficleidi, i flicorni, i bombardini, la famiglia dei sassofoni, l'eufonio che sembra un bel nome antico ed è un corno tenore». Il grande impulso nel repertorio bandistico avvenne durante la Rivoluzione francese, si trattava di riempire la vita associata con nuovi rituali, odi e inni, non solo quelli chiesastici. «All'estero i paesi civili hanno bande meravigliose. I nostri ragazzi delle bande hanno studiato nei conservatori, non dal padre che ha il negozio da barbiere».

«TOTO' DIRETTORE MANCATO» - Maestro, ricorda Totò a colori, quando dirige la banda come un pupo siciliano? «Un grande attore, un poeta, l'autore di Malafemmena. In quel film fa un gesto musicale in forma di gioco, ma ogni gesto è di una tale precisione che non è solo a ridosso della musica, evoca il suono che sta per produrre. Se Totò avesse fatto il direttore d'orchestra, sarebbe stato uno dei più grandi del secolo. Sarebbe bene mostrare alle classi di direzione d'orchestra Totò che dirige la banda, non solo quando fa il tric trac e i mortaretti ma nei pizzicati, nei legati, negli staccati, per capire che una certa mimica è in diretto contatto con la musica».
La missione possibile di Muti a Ravenna: ridare nobiltà al repertorio bandistico.

Mostra fotografica di Ciro Quaranta

Persone

C’era una volta la classe operaia, e tutto sembrava più semplice.

Più semplice da capire, perché la “classe”, con le sue presunte caratteristiche di omogeneità, con un suo ben preciso ruolo (soprattutto nell’immaginario della sinistra), semplificava il quadro delle possibili scelte e delle conseguenti prospettive: pro o contro la classe, rivoluzione versus conservazione.

L’immagine fotografica di questa non remota fase storica (come ci ricorda il mio amico Andrea Ranieri) era la fotografia di un corteo o di una piazza colma di operai che manifestano, in cui l’elemento centrale è il gruppo (la classe) piuttosto che i singoli individui. Anche con Ciro Quaranta, per tanti anni operaio egli stesso, l’operaio, l’artigiano, l’agricoltore, il pastore, il suonatore, il pescatore non sono più l’espressione di una classe e diventano persone, cioè uomini dotati di un’identità singola e personale, e quindi con una storia: la loro storia personale, la storia del contesto in cui si muovono e del tempo che vivono.

Viene voglia di interrogare e conoscere quelle persone inquadrate, anche quando non si riesce a coglierne i lineamenti.

Perché quelle persone nelle foto non sono l’appendice di un paesaggio o di una macchina, ma sempre e comunque l’elemento centrale.

Questa è l’importante occasione che Ciro Quaranta ci offre: riflettere sulle storie che le persone sono e raccontano attraverso i propri volti e la propria opera.

E sono storie ricchissime di umanità, di saperi e di abilità ad esistere. Storie antiche di millenni, come quelle degli artigiani o degli agricoltori o dei pescatori.

Storie, in altri casi, di moderne eccellenze, ovvero le storie di chi crea la straordinaria ceramica di Grottaglie, o di chi ha costruito le grandi opere metalmeccaniche della Belleli, o gli impianti eolici della Vestas, sino alle storie di chi è immerso in quelle meraviglie (di tecnologia e di relazioni) di cui è fatta l’Alenia.

Il passaggio dalla classe alla persona che Ciro Quaranta ci aiuta a fare, ci impegna intimamente su altri fronti terribilmente attuali, che ci mostrano l’altra faccia del lavoro: quella degli incidenti mortali che si ripetono in modo allucinante, quella dei rischi per la salute, quella delle retribuzioni ridicole e dei diritti calpestati della gente che lavora e lavora bene.

E ci impegna tanto più quanto le persone qui rappresentate esprimono in tante immagini forza, sicurezza, serenità. Forse perché sappiamo quanto importante e vitale sia il lavoro per la persona.

“Non so cosa sia la felicità, ma fare un lavoro che ti piace, e farlo bene, è la cosa che più si avvicina” fa dire Primo Levi all’orgoglioso operaio Faussone, protagonista del suo romanzo “La chiave a stella”. Chiunque abbia fatto bene il suo lavoro sa quanto questo sia vero.

Con questo volume il progetto ARSMAC (Arsenale Mediterraneo delle Arti Contemporanee) della Provincia testimonia in modo diretto ed esplicito il suo valore attuale, sociale e culturale, e di questo ne siamo felici.

Grazie a Ciro Quaranta per il regalo delle sue immagini. Grazie a Nicola Aurilio, Amministratore Delegato di Alenia Composite, persona che incarna in altro ruolo la stessa passione e lo stesso orgoglio di Faussone e alla cui sensibilità dobbiamo la realizzazione di questo progetto.

giovedì 27 marzo 2008

Mostra di strumenti musicali a Grottaglie (TA) dal 9 Marzo al 25 maggio

Musica fuori dai teatri
Selezione di strumenti musicali popolari e da strada dalla Collezione Spada




Rifiutare la convinzione che l’interesse per gli strumenti musicali sia appannaggio di pochi, restituire la musica popolare al suo naturale contesto pubblico: queste i principi ispiratori della mostra “Musica fuori dai teatri. Selezione di strumenti musicali popolari e da strada dalla Collezione Spada”.
Nell’allestire lo spazio espositivo, gli strumenti musicali, oltre un centinaio, sono stati suddivisi secondo un criterio funzionale, ossia per luoghi e situazioni tradizionalmente legati al loro utilizzo: le sette sale di Palazzo De Felice sono state così dedicate alla musica da banda, liturgica e rituale, militare, del lavoro, per bambini, meccanica e agli strumenti popolari italiani.


Peculiarità della mostra è il superamento dei tradizionali criteri museografici, in virtù della ricerca di una fruizione “partecipata” del pubblico. In tal senso una grande novità è data dalla presenza di una postazione multimediale che contiene fotografie, descrizioni e filmati degli strumenti esposti, a cui il visitatore può accedere con un semplice tocco dello schermo. Egli, inoltre, può annotare le proprie riflessioni su un libro delle visite virtuale e può portare con sé memoria della mostra, richiedendo un dvd con i contributi inseriti nel totem interattivo.




Grottaglie (Ta), Palazzo De Felice
9 marzo/25 maggio

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 09.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00. Ingresso libero.

Per maggiori informazioni
collezionespada@gmail.com www.musicafdt.altervista.org
info@museogrottaglie.it www.comune.grottaglie.ta.it
Sportello Informativo Turistico 800.54.53.33
Pro Loco – Palazzo De Felice 099.562261

mercoledì 26 marzo 2008

Nuova composizione per Tuba del M° Eros Sabbatani



Un meraviglioso contributo che
arricchisce la letteratura del bassotuba.
Un brano virtuosistico piacevole sia per
il pubblico che per gli esecutori 
(Rex Martin docente di Tuba Northwestern University di Chicago)

Inventata nel 1835 in Germania, la Tuba è uno strumento che non ha alle spalle un grande repertorio solistico. Molti sono stati i musicisti che, in questi anni, si sono misurati nella composizione di opere in stile barocco (Thomas e John Stevens).
Alla stregua di tali strumentisti, Eros Sabbatani presenta a tutti noi il suo ultimo lavoro dedito al proprio strumento.

La “Follia” (in portoghese folia equivale a “idea fissa”) è l’elemento che caratterizza l’opera. Rifacendosi all’elemento più squisitamente virtuoso che caratterizza le raccolte violinistiche dei grandi compositori del “700, il nostro insegnante di Tuba ha saputo fondere e sintetizzare con maestria il vecchio con il nuovo. Il tutto con l’aiuto del M° Alfredo Cornacchia (organista pugliese) cha ha saputo pregevolmente fondere il suono dei due strumenti “in una fantastica combinazione strumentale” (Sergio Carolino)

Quale è il motivo per il quale è stato composto questo brano?
Come Sabbatani stesso ci ha raccontato: “Durante i miei concerti con l’organo, avevo difficoltà nell’individuare un brano che potesse soddisfare e valorizzare le caratteristiche del mio strumento!
Non ci sono molte opere che possono fondere il suono caldo della Tuba con quello possente dell’organo”. Un’opera che come lui stesso ha scritto caratterizzata da “Un graduale stringendo verso il gran finale, creando un effetto a cascata!”


Rifacendosi alla XII Sonata in re minore per violino e basso continuo op. 5 di F. Corelli il “Tuba Follia” presenta un carattere severo e grave in tempo ternario e diviso in due parti di quattro battute ciascuna caratterizzata da un basso ripetuto e anch’esso variato.


Ogni variazione si preoccupa non solo di evidenziare il potenziale tematico ma di esaltare un particolare tecnico della scrittura strumentale, per cui la pagina si configura come una raccolta di virtuosismo strumentale barocco!



All’interno di queste variazioni l’opera presenta delle parti “meno mosse” in cui il virtuosismo cede il passo alla liricità della tuba e della voce; il tutto cadenzato dalla presenza costante, ma non invadente, dell’organo. Si, la voce!

Un’altra, ma non meno importante caratteristica del brano, è quella di evidenziare proprio tutte le potenzialità dello strumento grave e della voce umana (anche da parte dell’organista).
“Accordi dissonanti, clusters, suoni multifonici, staccato doppio e triplo, si fondono abilmente con virtuosismi affidati in passato a strumenti come il Violino, il Flauto ed il Violoncello”.


L’opera del M° Sabbatani è proposta nella duplice versione per organo e pianoforte: tale peculiarità consente una più accessibile esecuzione per tutti i tubisti che non possono esibirsi con un organo!
Un brano, insomma, che per utilizzare le parole di un grande virtuoso della Tuba come Oystein Baadsvik “Sarei deliziato nel suonarlo”.

L'opera "Tuba Follia" è distribuita dalla casa editrice "Esarmonia", ed è possibile acquistarla sul sito www.esarmonia.it

lunedì 25 febbraio 2008

Saluti da Domenico Zizzi

Salve a tutti!
Dal mese di marzo il sito www.domenicozizzi.it sarà arricchito con nuove iniziative. Vi terremo costantemente aggiornati sui lavori di ricerca che stanno procedendo in Puglia sulle bande musicali.

Dedicheremo una sezione "Interviste" a grandi personalità del mondo della musica.
Inoltre, per chi fosse interessato a rendere pubblica la creazione di nuovi brani musicali o incisioni diccografiche saremo ben lieti di pubblicarli on-line!
Ogni aiuto esterno sarà ben accetto!

Vi ringrazio anticipatamente per la collaborazione.
A presto!

giovedì 21 febbraio 2008

INTERVISTA A PATRICK SHERIDAN (Monterubbiano 2001)


Sei anni fa con Patrick Sheridan! L’incontro è avvenuto in un albergo di una piccola località marchigiana (Monterubbiano) mentre il musicista era impegnato nel preparare un concerto (in veste da solista) a coronamento di un master della durata di due giorni! Liricità e tecnicismo erano( e sono) le doti più rilevanti che ho apprezzato da questo funambolo della tuba! Un uomo che, oltre a saper dimostrare di possedere un’ alta padronanza del proprio strumento, rivela doti umane e intellettuali non indifferenti. Un musicista a tutto campo! 

 

D.Chi è Patrick Sheridan? 

R. Sono un’intrattenitore! Per me fare musica è raccontare una storia! Quello che mi piace, quando faccio musica, è che si crei un rapporto con il pubblico. 

D. Ciò giustifica la scelta di un repertorio che possa essere apprezzato da una larga fascia di pubblico? 

R. La ragione per la quale non interpreto tantissimo repertorio originale per tuba è dovuto al fatto che mi rendo conto,così facendo, di non esprimere alcuna emozione al pubblico che mi ascolta, non parlo con loro; non creo quel giusto rapporto di reciprocità. 

D. Questo tipo di repertorio è stato ideato fin da piccolo, cioè da quando suonava le prime trascrizioni? 

R. Ho studiato il repertorio originale per tuba a scuola e all’Università e mi ha aiutato molto per la tecnica e l’approccio allo strumento in quanto tale; avendo, quando suono, l’obbiettivo di creare una certa reazione da parte del pubblico, penso che quando mi esibisco lo spettatore reagisca positivamente all’ ascolto di brani come il Carnevale di Venezia rispetto all’ascolto di una Sonata di Hindemith! E’ pur vero che esistono, comunque, brani come il “Tuba Concerto” di Hellerby, che suonerò stasera, di facile ascolto: esso induce nell’ascoltatore una reazione positiva!

 D. Hai avuto il merito di apportare un nuovo ruolo alla Tuba in quanto strumento solistico: Hai intenzione di elevare questo ruolo al pari del violino, del pianoforte? 

R. Sono d’accordo con quello che tu dici ma non è la mia ottica! Io cerco nel pubblico una certa reazione; il mio scopo è quello di stimolare la sensibilità di chi mi ascolta! La Tuba ha molti limiti come strumento solista! Io non uso il mio strumento come se fosse la mia voce! Stasera, per esempio, l’acustica del teatro è ideale per la tuba perché non c’è eco, abbastanza secco; quindi è possibile affrontare brani virtuosistici! Invece nel teatro di stamattina, l’acustica era pessima, c’era troppo eco e non era ideale per affrontare un repertorio virtosistico! Il registro della Tuba è basso rispetto a quello che l’essere umano è abituato a sentire. Quando suono su di un registro acuto il comune spettatore non percepisce la difficoltà delle note acute poiché all’orecchio umano non risulta alto. Le persone comuni sono abituate ad ascoltare Pavarotti, Carreras ed io devo imitare quelle voci! 

D. Hai inciso già 2 cds e stai per realizzarne un terzo nel mese di settembre in collaborazione con la Dutch Army Band. In che modo la banda ha influenzato la tua attività da solista?

 R. La mia esperienza nella banda non ha influenzato la mia attività solistica mentre, quando sono stato solista nella banda presidenziale degli USA, ho eseguito molti concerti da solista che mi hanno consentito superare la paura del grande pubblico! 

D. Ad 11 anni suonavi già il tuo primo concerto solistico per tuba e banda (una trascrizione del concerto per Corno di Mozart)! Cosa rappresenta l’insegnamento nella tua lunga e frenetica attività solistica? 

R. Hmmm… in questo momento l’insegnamento mi è richiesto ma non lo faccio di mia spontanea volontà; non perché non voglio o non mi piace, ma semplicemente perché non mi ritengo pronto ad affrontare questa responsabilità. Insegnare è come suonare! E’ un compito particolarmente gravoso, complicato, che và affrontato per sé! Oggi suono, voglio suonare, mi piace suonare, so suonare anche se ovunque vado nel mondo tutti vogliono consigli da me! Io non mi sento pronto di tenere un corso permanente. 

D. Questo tuo rapporto con l’insegnamento può dipendere dal fatto che tra i tuoi insegnanti annoveri Arnold Jacobs?

 R. Si, certamente! Arnold Jacobs preferiva insegnare: era certamente il migliore professore che un musicista possa avere! Io voglio fare il musicista però ho dovuto, per necessità, diventare un buon insegnante! La logica è dunque diversa! 

D. Quali personalità hanno influenzato la tua vita artistica? (Sappiamo che tra i tuoi insegnanti annoveri oltre a Jacobs, Harvey Philips, Perantoni, Jim Self, tua madre stessa). 

R. Non c’è uno più di altro che mi ha influenzato! Io prendo la mia fonte d’ispirazione dalle persone. Da ciascuna di esse prendo il meglio. 

D. La scuola americana ha influenzato fortemente l’Italia. Pensi che sia la migliore? 

R. Io faccio delle differenze all’interno degli ottoni! Per me la migliore scuola di corno è quella viennese. Per la tromba, invece, penso che le sezioni delle orchestre americane come la Chicago o la New York siano fantastiche nell’affrontare il repertorio sinfonico tedesco, austriaco(Mahler, Bruckner) e alcuni compositori americani come Copland, Gershwin! Per il repertorio barocco e solistico penso che Parigi sia il top! Quello che non mi piace della scuola americana è che tutto è grosso, forte, largo. Tutto viene affrontato così! E’ difficile rispondere su questo paragone. Le differenze legate alla cultura sono un fattore d’ arricchimento. L’opera voglio sentirla solo a Milano; il repertorio viennese a Vienna, il flamenco in Spagna! Mi ritengo fortunato di girare il mondo e di conoscere tante diverse culture. Ciò che a Chicago non avrei potuto fare! 

D. Cosa consiglia ai giovani che si avvicinano allo strumento o che non hanno raggiunto un buon livello professionale? 

R. La cosa più importante secondo me, è rimanere aperto a tutte le esperienze! Diventare il migliore, secondo me, è apprezzare e apprendere dalla diversità, non lasciarsi prendere dalle comodità che ci circondano. Questo in tutti i campi! Quando vuoi entrare in un’ orchestra negli USA, come Boston, ti trovi a competere con altri 500 tubisti! Chi adesso suona in un primo anno di un corso universitario è al pari di un tubista entrato 30 anni fà in orchestra! Quando c’è qualcuno che viene da me e mi chiede di voler suonare nella mia stessa maniera, io gli rispondo che dai 13 anni studiavo già 4-5 ore al giorno e da i 18 ai 21 studiavo sette 7-8 ore al giorno con un giorno al mese di riposo! Tutti i tubisti come me, e come quelli che ho citato prima, hanno avuto lo stesso percorso. Non bisogna pensare che avendo un posto di lavoro tutto sia finito, bisogna sempre andare avanti! Se vuoi rendere il massimo non devi fermarti! Devi amare moltissimo ciò che fai perché è un impegno di tempo enorme ed assoluto! La tua ricompensa sarà una pura questione di soddisfazione, non economica! Devi amare quello che fai in modo da essere ripagato! 

lunedì 8 ottobre 2007

uomini e bande

Lo studio delle bande in Puglia non può essere solo nostalgico ricordo del passato ma deve essere il motore per la comprensione dei fenomeni sociali, culturali, antropologici e politici che formano la nostra identità culturale. Partendo da essa possiamo capire il presente e progettare il futuro.

Beni musicali: conservare l’immateriale

Il fenomeno della banda musicale nel nostro territorio, pur se collocato in un asse temporale non molto lontano dai nostri giorni, rappresenta una chiara e importante ricerca della nostra identità culturale!

Questa affermazione, per chi, come tutti noi, il ‘900 lo ha vissuto, può apparire non appropriata o anacronistica, quasi un ossimoro, in quanto comunemente si relazionano le necessità conservative a quei beni considerati come vetusti, quindi in parte già deperiti o in pericolo di degrado.

I contemporanei spesso non avvertono compiutamente la sensazione che il prodotto della loro stessa attività necessiti di disposizioni conservative: troppo recente è la loro realizzazione, troppo legati a necessità contingenti ed immediate i modi della produzione.

Quando poi si prendono in considerazione beni musicali non costituiti da strumenti musicali o spartiti ma la stessa espressione “performata”, i beni musicali, della cui conservazione ci si deve occupare, presentano una caratteristica specifica ed estremamente problematica: l’immaterialità.

Per questo patrimonio, il periodo storico di riferimento non può che essere il XVIII-XX secolo, perché precedentemente non era possibile alcuna riproducibilità tecnica dell’Opera d’arte e, in genere, delle testimonianze orali, quindi relative a parole, riti, usi, musica e spettacoli.

Nei secoli passati, quando si volevano conservare testimonianze di espressioni musicali, la scelta era obbligata e riguardava solo gli strumenti musicali e il materiale cartaceo, come spartiti o libretti d’opera.

Oggi, in addizione alle difficoltà del passato, il principale problema della conservazione dei beni musicali riguarda il “come” conservare le testimonianze nel loro svolgersi acustico e visivo, durante il loro farsi temporale.

Come asseriva uno dei più “seminali” etnomusicologi europei del ‘900, Diego Carpitella, la musica è un processo che si fruisce nel corso del suo farsi, al contrario delle arti figurative che hanno caratteristiche oggettuali, quindi permanenti.

Per concludere, è necessario che la banda sia rivaluta e ne venga riconosciuta l’importanza da un lato come momento di aggregazione (nel senso che la banda dà la possibilità di suonare insieme e suonare insieme è esigenza fondamentale) e dall’altro per formare all’uso di strumenti topicida banda che esprimono sonorità, timbri e colori straordinari.

La Banda è importantissima nel tenere vive le tradizioni popolari dalla feste patronali ai funerali!

Finchè nell’uomo sarà vivo il bisogno di confrontarsi con la storia per meglio conoscersi e comprendersi, il processo conservativo sarà sempre proteso vero una maggiore sofisticazione e noi dobbiamo essere pronti ad accogliere simili ricchezze.

Il fenomeno sociale della Banda

La banda ha un importante valore in Puglia a partire dall’ 800.

Essa si era già formata spontaneamente verso la fine del ‘600 e venne istituzionalizzata, se così si può dire, nell’800 attraverso quella che viene definita la normalizzazione borbonica, ossia il tentativo di inserire i complessi bandistici all’interno delle strutture civiche del Regno Borbonico.

Così come l’opera, che è spettacolo in cui l’azione teatrale si realizza attraverso il canto e la musica, agiva nelle grandi città, la bande hanno come territorio di azione i piccoli centri e ripropongono in essi le famosissime arie d’opera lì dove non esisteva un circuito di teatri e di eventi musicali.

Per questo motivo il carattere di popolarità e di provincialità della banda è stato per molto tempo, e forse continua ad essere, confuso con un basso livello di preparazione tecnica, il che ha motivato, diciamo, convinzione diffusa che la banda fosse quasi un surrogato della musica vera ed alta.

In realtà la banda proprio per questo suo carattere antielitario e popolare, è stato il tramite, è stata la protagonista nell’opera di educazione e divulgazione musicale in quelle fasce di popolazione che non venivano raggiunte dai grandi circuiti. La banda quindi riproponeva, per esempio, brani d’opera, pezzi d’assieme o comunque arie importanti dell’opera in altri contesti.

Tra i vari momenti in cui la banda ricopre un ruolo fondamentale nella vita sociale della collettività è da annoverare le feste patronali, le funzioni civili, ecc.

Oggi si può dire che l’istituzione bandistica gode di una generale rivalutazione se pensiamo al fatto che la tendenza degli ultimi anni è di trovare dei ragazzi che studiano nei Conservatori di Musica anche all’interno dell’organico delle bande. In secondo luogo, anche le nuove tendenze del turismo sembrano registrare l’incremento per esempio di viaggi in provincia, interesse legato ai riti autoctoni, alle feste patronali quali la taranta e alla banda.

Le bande musicali nei territori della Valle d’Itria

Perché studiare le bande nel territorio della Valle d’Itria?

Storicamente e geograficamente questo territorio è tutt’ora un crocevia di culture tra la regione della Puglia e la Penisola Salentina. Non solo! Punto d’incontro di due mari: l’Adriatico e lo Ionio. …e ancora! Un territorio in cui s’ incrociano tre provincie: quella di Bari, di Brindisi e di Taranto.

Città che, nell’arco della propria storia, hanno vissuto intense e diverse vicende storiche e sociali!

Basta tutto questo a giustificare uno studio del genere sul territorio?

Non credo! Quello che più vorrei esaltare del territorio della Valle d’Itria è quello della tradizione bandistica che, rispetto ad altre parti della Puglia, è maggiormente radicata!

Ciò è dimostrato dal fatto che ogni paese di questa zona ha la presenza di più bande musicali:

Martina Franca: 2 Bande Musicali

Ceglie Messapica: 3 Bande Musicali

Locorotondo: 2 Bande Musicali

Cisternino: 2 Bande Musicali

Villa Castelli: 2 Bande Musicali

E ancora! In ogni paese citato ci sono dei corsi musicali già affermati e attivi che avviano alla preparazione e all’insegnamento di uno strumento musicale all’interno del corso di studio delle scuole medie e superiori che vedono il loro sbocco naturale nelle locali bande.

Un patrimonio di 11 complessi bandistici su una popolazione di circa 140 mila abitanti!

Un’attività concertistica ben radicata e seguita direttamente dalla popolazione locale!

Un territorio che rappresenta, dal punto di vista culturale e turistico, una delle realtà più affermate dell’intero panorama regionale!

Un’esperienza, quella delle bande musicali, apprezzata e ben conosciuta al di là dei confini regionali e che raggiunge il suo apice con il Festival Internazionale di bande musicali della valle d’Itria che ogni anno è organizzato nella terza settimana di luglio a Cisternino dall’Associazione musicale Orchestra Fiati “Giovani Città di Cisternino”.

Fasi operative del progetto

1. Raccolta materiale: spartiti, foto, strumenti musicali, interviste, registrazioni musicali, filmati;

2. Registrazioni e riprese video sul campo;

3. Conferenza sul materiale raccolto nei centri della Valle d’Itria con il supporto dei musicisti e i personaggi delle bande del posto,

4. Mostra audio-visiva itinerante nei comuni interessati;

5. Pubblicazione sul materiale e le conferenze organizzate;

6. Creazione di un contenitore culturale sulle tradizioni musicali e popolari della Valle d’Itria su internet;

Raccolta materiale: spartiti, foto, strumenti musicali, interviste, registrazioni musicali, filmati

Qual è la funzione di una raccolta di dati per uno studio del genere?

Funzioni di questa raccolta:

· Contestualizzazione

· Rapporti con il territorio

· Relazioni con la società

Come tutte le ricerche che si rispettino è importante cominciare il lavoro da ciò che il campo di studio offre al ricercatore. In questo caso gli ambienti legati al mondo musicale delle bande costituito non solo da musicisti ma da una forte e ben nutrita schiera di appassionati ed esperti che seguono, o hanno seguito da vicino, questo interessante ambiente musicale!

Registrazioni e riprese video sul campo

Come abbiamo già accennato quello delle bande musicali è un’attività tutt’altro che scomparsa!

E’ tutt’ora viva e ben attiva all’interno delle strutture sociali dei nostri paesi!

Filmare e registrare le compagini bandistiche oggi vuol dire avvicinarsi ad una tradizione, come è quella delle feste patronali, civili, funerali, del tutto attive!

Avere una testimonianza diretta di ciò che suona e rappresenta la banda oggi vuol dire capire come si è evoluta nel tempo! E con lei la società in cui opera!

Usi e costumi nel tempo sono cambiati ma la musica è sempre presente! E’ un forte legame con un passato prossimo che però sembra così lontano e datato!

Cosa fare del materiale raccolto?

I video e le registrazioni audio potrebbero essere utilizzate per la creazione di un archivio, per uso didattico durante le conferenze organizzate ed interessante strumento musicologico per poter capire le tradizioni interpretative orali della musica eseguita attraverso la lettura contemporanea degli spartiti recuperati precedentemente!

Conferenza sul materiale raccolto nei centri della Valle d’Itria con il supporto dei musicisti e i personaggi delle bande del posto.

Mostra audio-visiva itinerante nei comuni interessati

Lo sforzo che si preclude l’intero lavoro è quello di coinvolgere direttamente la società da cui è circondata! Quello della banda musicale è uno scopo ben definito: consentire a tutte le persone indistintamente di godere dei piaceri che derivano dall’ascolto di un brano musicale!

Il nostro studio non potrebbe essere altrimenti!

Ogni paese verrà chiamato in causa direttamente attraverso l’organizzazione di una mostra e di una conferenza che possano dare delucidazioni sul mondo delle bande musicali in Valle d’Itria e non solo! Attraverso i supporti della tecnologia (riprese audio, video con proiettore, internet) potremmo suscitare interesse rispetto ad una platea di persone di più ampio respiro!

Attraverso le delucidazioni e le testimonianze, che esperti del settore e musicisti del posto potranno fornire, è possibile caratterizzare e localizzare ogni conferenza seguendo quelle che sono le esigenze del paese in cui ci troveremo.

Con il materiale che avremmo a disposizione potremmo privilegiare quelle che sono le ricerche effettuate nel paese in cui la conferenza e la mostra saranno portate (esempio: se ci troviamo a Martina Franca verranno messe in risalto il materiale che è stato raccolto in quel determinato paese).

Come organizzare le conferenze?

Ø Ogni conferenza sarà organizzata nel luogo in cui verrà allestita la mostra fotografica; per cui ambedue avranno la stessa data di inizio. In tale maniera la conferenza si svolgerà in un ambiente che da maggiormente l’idea del tema che trattato!

Ø Sarebbe interessante anticipare la conferenza con l’esecuzione musicale da parte della locale banda di brani tratti dalla tradizione bandistica popolare!

Ø Alla conferenza parteciperebbero studiosi ed esperti regionali nonché musicisti e personaggi che diano testimonianza del lavoro e della storia della locale banda!

Ø Registrazione della conferenza e realizzazione di un dvd come testimonianza del lavoro fatto nel luogo della manifestazione

...e per la mostra fotografica?

Ø Esposizione delle foto delle bande della Valle d’Itria privilegiando quelle della locale banda

Ø Ascolto in sottofondo di brani interpretati dalle locali bande

Ø Esposizione degli strumenti musicali tipici della banda musicale

Ø Esposizione di documenti inerenti le bande locali

Pubblicazione sul materiale e le conferenze organizzate

La raccolta di tutto il materiale pervenuto sarà l’occasione per la pubblicazione di un libro in cui possano essere messe in luce le tradizioni e le culture musicali, sociali e storiche delle bande musicali del territorio della Valle d’Itria.

Occasione e punto di partenza per l’organizzazione di tutti gli eventi collegati allo studio, la pubblicazione rappresenterà un punto d’incontro tra i paesi della Valle e spunto di nuove iniziative di stampo culturale e sociale. Ogni libro sarà presentato all’interno delle istituzioni e delle conferenze che verranno organizzate.

Una pubblicazione che veda coinvolta direttamente la società musicale attraverso la viva testimonianza dei musicisti, degli esperti locali e delle persone che seguono direttamente la musica.

Creazione di un contenitore culturale sulle tradizioni musicali e popolari della Valle d’Itria su internet

Con le tecnologie ormai da tempo a nostra a disposizione è finalmente possibile creare archivi e musei di materiale audiovisivo che consentano la conservazione delle espressioni performative, cinesiche, coreutiche dei musicisti.

Questa novità epocale ha cambiato completamente il rapporto tra osservatore/conservatore e oggetto studiato, in particolare nel settore musicale: chi, nel passato, avesse voluto ascoltare musica avrebbe dovuto trovare l’occasione di qualcuno che fosse in grado di interpretarla, trasformata e filtrata da un interprete che fosse in grado di leggere una partitura ed eseguirla.

Nella prospettiva che ho delineato, un archivio o una struttura museale che voglia conservare anche i beni culturali immateriali deve operare per la più efficiente conservazione dei supporti originari, ma anche per il trasferimento dell’esistente su nuove tecnologie che consentano un’agevole e funzionale conservazione e reperimento dei dati.

Perché un’operazione del genere su internet?

In un periodo storico in cui è difficile reperire fondi e strutture per l’organizzazione di un museo, sarebbe interessante proporre tutto il materiale su un web site con cui sarebbe possibile raggiungere un pubblico vasto e complesso su larga scala con dei costi di gestione molto ridotti.

Un sito, insomma, che possa essere una vetrina di lancio per tutti coloro che volessero visitare i territori della Valle d’Itria.

Un sito che possa dare un’idea di coesione dei vari comuni che intorno alla nostra Valle si affacciano e che possa suscitare l’interesse di tutti coloro che credono che la Puglia sia solamente la Regione della taranta e della pizzica!

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